Essere stranieri a casa propria
Le cognitive maps, introdotte da Edward Tolman e approfondite nelle neuroscienze, sono rappresentazioni neurali dello spazio costruite principalmente nell’ippocampo. Queste mappe vengono continuamente aggiornate attraverso l’esperienza.
Quando torno a Vicenza, dopo quasi otto anni vissuti in Portogallo, e prendo la macchina per andare a fare la spesa, spesso, prima di ingranare la prima, mi fermo e penso: “Aspetta un attimo, che strada devo fare per arrivare all’Auchan? Vado per la Statale o per il Villaggio del Sole?”
E mi sorprende sempre un po’ questo momento di esitazione.
Perché questa è la città in cui sono cresciuta. Quando vivevo qui, ero famosa tra gli amici per conoscere a memoria ogni strada e avere sempre pronta la scorciatoia migliore. Eppure ora, salendo in macchina, è come se dovessi re-imparare a orientarmi. Riorientarmi.
Riacquisire una certa confidenza geografica con le strade, che negli anni si è spostata sulla topografia di Lisbona. (Viva la neuroplasticità!)
Questo, però, è solo un esempio di una sensazione più ampia, che credo molti di noi sperimentino quando tornano “a casa”: quella di sentirsi, a tratti, stranieri nel proprio luogo d’origine.
Non si tratta solo di una dimensione spaziale, ma soprattutto identitaria. Tornare nei luoghi in cui siamo cresciuti, che appartengono, in qualche modo, a versioni precedenti di noi stessi, può attivare una forma di self-discrepancy, una discrepanza tra ciò che siamo diventati e ciò che siamo stati.
Chi sono ora, in questi stessi luoghi?
Chi ero quando li abitavo ogni giorno?
Che significato attribuisco a queste strade?
A volte questa sensazione può essere sgradevole. Ma mi piace l'idea di poterla leggere anche come un segnale evolutivo, una constatazione: la traccia concreta del fatto che siamo cambiati.
Più che una frattura, sembra piuttosto una sovrapposizione di mappe, cognitive, emotive, identitarie, che non coincidono più perfettamente.
In questo senso, tornare “a casa” diventa un esercizio di confronto tra versioni di sé distribuite nel tempo. Versioni da cui magari ci siamo allontanati con decisione, più insicure forse, meno autonome, ma che restano comunque parte della nostra storia.
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