Cerco prima la casa o la psicologa?
Quando decidiamo di trasferirci in un’altra città o in un altro paese, la prima urgenza è quasi sempre la stessa: trovare una casa.
Giustamente. Abbiamo bisogno di un posto dove dormire, cucinare, appoggiare le valigie. Abbiamo bisogno di sentirci al sicuro nel concreto, di costruire rapidamente una nuova quotidianità.
Così passiamo ore sui siti di affitti, nei gruppi Facebook, a confrontare quartieri, prezzi, mezzi pubblici.
Quasi mai, però, ci chiediamo: “E a livello psicologico, chi mi accompagnerà in questo cambiamento?”.
La ricerca di una relazione di accoglienza e di elaborazione della transizione che ci accingiamo a compiere passa quasi sempre in secondo piano.
Da un punto di vista psicologico, la spiegazione è più che chiara. Quando affrontiamo un grande cambiamento, tendiamo a concentrarci prima di tutto sui bisogni più concreti e immediati. Casa, lavoro, documenti, conto bancario: sono problemi visibili, urgenti e con soluzioni relativamente chiare. Le difficoltà emotive, invece, spesso non si presentano subito. L'entusiasmo della partenza, l'adrenalina dell'organizzazione e la necessità di adattarsi rapidamente possono temporaneamente mettere in secondo piano ciò che stiamo provando.
È spesso solo dopo settimane o mesi che iniziano ad emergere la nostalgia, la solitudine, il senso di estraneità, la fatica di costruire nuove relazioni o di dare un significato a ciò che si sta vivendo.
A questo si aggiunge un altro aspetto: siamo abituati a pensare al supporto psicologico come qualcosa da cercare quando stiamo male. Raramente ci viene insegnato che la psicoterapia può essere anche uno spazio di prevenzione, accompagnamento e riflessione, particolarmente prezioso durante le grandi transizioni della vita.
C'è poi la questione dei costi della salute mentale. Anche in questo caso, è comprensibile che il supporto emotivo possa non essere sempre prioritario o possibile. Eppure migrare, anche quando è una scelta desiderata, è profondamente esigente dal punto di vista emotivo.
Ci prepariamo a tutto: documenti, lavoro, trasloco, conto bancario.
Ma raramente prepariamo uno spazio interno capace di accogliere ciò che il cambiamento porterà con sé.
Spesso sottovalutiamo il potenziale che lo spazio terapeutico porta con sé: un luogo dove elaborare la transizione, dare senso a ciò che stiamo vivendo, riconoscere le emozioni che emergono lungo il percorso e non sentirci soli mentre costruiamo una nuova versione di noi stessi.
Vi lancio, dunque, la seguente provocazione.
E se, mentre cerchiamo la palestra più vicina e il supermercato sotto casa, cercassimo anche l'indirizzo di una psicologa?
Come sarebbe la nostra esperienza migratoria se considerassimo la salute mentale una parte della preparazione alla partenza, e non soltanto qualcosa a cui pensare quando le difficoltà sono già arrivate?
Crea il tuo sito web con Webador