La salute mentale va o non va in vacanza?

Con l'arrivo dell'estate è naturale sentire il desiderio di rallentare. Le giornate si allungano, il lavoro spesso diminuisce, si parte per le vacanze o semplicemente si cerca di staccare dalla routine. In questo clima, è comprensibile che venga voglia di mettere in pausa anche la psicoterapia, con il pensiero che, almeno per qualche settimana, ci si possa concedere una pausa da tutto.

E, in alcuni casi, scegliere una pausa condivisa con il proprio terapeuta può avere perfettamente senso.

Ma è importante ricordare che la salute mentale non segue il calendario.

Anzi, proprio l'estate può rappresentare un periodo in cui emergono vissuti che durante il resto dell'anno rimangono nascosti dalla routine quotidiana. Il lavoro, gli impegni e la frenesia possono funzionare come una struttura che organizza il tempo e, in alcuni casi, anche come una difesa dal contatto con il proprio mondo interno. Quando questa struttura viene meno, possono affiorare emozioni rimaste in secondo piano.

Per alcune persone il tempo libero è una risorsa; per altre può trasformarsi in un'esperienza di vuoto, inquietudine o disorientamento. La riduzione degli impegni può aumentare la consapevolezza della solitudine, mettere in evidenza conflitti relazionali o lasciare più spazio a pensieri e preoccupazioni che durante l'anno erano più facili da tenere a distanza.

La ricerca psicologica mostra che non è necessariamente la quantità di tempo libero a determinare il benessere, ma il significato che quel tempo assume per ciascuno. Quando il tempo libero è vissuto come privo di scopo o scarsamente strutturato, può essere associato a una riduzione del benessere psicologico (Sharif et al., 2021). Allo stesso modo, la presenza di routine e continuità rappresenta un importante fattore protettivo per la regolazione emotiva e il benessere mentale (Fiese et al., 2002).

Dal punto di vista clinico, inoltre, mantenere una certa continuità nella psicoterapia favorisce il consolidamento del lavoro terapeutico e offre uno spazio stabile proprio nei momenti di cambiamento. Le transizioni, anche quelle apparentemente positive come le vacanze, possono riattivare dinamiche emotive profonde e rappresentare occasioni preziose di comprensione di sé.

Naturalmente, prendersi una pausa dalla terapia può essere una scelta condivisa e significativa quando nasce da una riflessione tra terapeuta e paziente. Diverso è interrompere il percorso perché si presume che "d'estate si stia automaticamente meglio".

Le emozioni non vanno in vacanza. Cambiano forma, trovano nuovi modi per manifestarsi e, talvolta, diventano più visibili proprio quando il rumore della quotidianità si attenua.

Per questo motivo, l'estate può diventare non un ostacolo, ma un'opportunità per continuare ad ascoltarsi.